RICERCA

PRIN

Corpus italicarum peregrinationum (CIP) - Archivio digitale dei testi di viaggio e di pellegrinaggio in Terrasanta, nell'Oriente Latino e in Levante.

Coordinatore scientifico Franco Cardini
La ricerca si propone di raccogliere e repertoriare la letteratura odeporica italiana del basso medioevo con specifico riferimento ai resoconti di pellegrinaggio in Terrasanta redatti da autori italiani tra medioevo ed età moderna in lingua volgare e latina.
Il gruppo di lavoro, proseguendo ricerche già avviate in questo settore, intende realizzare un repertorio digitale degli autori e dei testi di pellegrinaggio editi e inediti allo scopo di predisporre i materiali per future edizioni.
Per ogni testo saranno fornite informazioni biografico-critiche sull'autore, sulla tradizione manoscritta e sugli studi. Il testo stesso sarà indicizzato in modo da rendere possibile ricerche tematiche intratestuali.

L'elaborazione giurisprudenziale dell'officium del pretore nel commento edittale di Ulpiano.

Coordinatore scientifico Aldo Schiavone
La ricerca si propone di individuare, nel commento all'editto di Ulpiano, tracce della riflessione del giurista su compiti e doveri del pretore, con particolare riguardo a quelle materie rispetto alle quali questi, sia pur nel quadro del regime imperiale di età severiana, ancora godeva di ampi margini di discrezionalità: in tale prospettiva si ripercorreranno i libri ad edictum, leggendoli quasi come una sorta di trattato sull'officium del pretore. In particolare l'Unità si soffermerà - qualora la documentazione lo consenta (ovvero se la lettura dei frammenti giurisprudenziali lo permette in riferimento a quelle competenze magistratuali maggiormente segnate dall'esercizio della discrezionalità) - sui principii etici o politici (aequitas, humanitas, fides, utilitas, etc.), cui il pretore doveva conformarsi nelle attività giurisdizionali che gli competevano.
Lo stabilirsi di vincoli più stringenti al pieno dispiegarsi dei poteri discrezionali del magistrato, che la communis opinio ascriveva già alla lex Cornelia de iurisdictione del 67 a.C., è stato smentito da interpretazioni storiche più recenti.
In conseguenza, gli approcci finora consueti allo studio dell'editto, certamente dominati dal normativismo, non appaiono alla dottrina romanistica contemporanea del tutto persuasivi.
In realtà i pretori, nel proprio officium, dovettero ispirarsi costantemente a valori come la fides e la dignitas, anche per conformarsi a principii etico-politici - auctoritas e maiestas in particolare - posti a fondamento di ogni esercizio dei poteri magistratuali.
E che il pretore abbia sempre conservato - anche in età severiana dunque - la facoltà di corrispondere, lasciandosi guidare dall'aequitas, alle esigenze materiali di giustizia, emerge, almeno in alcuni casi, dalle stesse opinioni di quei giuristi che se ne fecero a loro volta interpreti, indicando, allo stesso tempo, al titolare della iurisdictio la soluzione più giusta e i meccanismi per elaborarla sul piano processuale (talvolta nelle fonti, in riferimento a queste attività dei giureconsulti, si parla non a caso di "persuadere" - suasio, suadere). Allo studio della definizione, magistratuale e giurisprudenziale, di principii e valori (una linea di ricerca che per propria natura non può trascurare la storia sociale e i suoi risultati), deve connettersi anche un compiuto riesame, sul piano tecnico, di molti aspetti dell'amministrazione della giustizia civile. Di conseguenza, l'Unità locale si propone di approfondire l'indagine, seppur nella particolare prospettiva di questa ricerca, su figure centrali del diritto processuale romano, come l'editto de postulando, la denegatio actionis, l'actio decretalis, l'exceptio in factum (nel senso di eccezione decretale), l'editto de albo corrupto.

I paradigmi greci nella cultura latina di età flavia e la formazione della coscienza di un impero bilingue

coordinatore scientifico Mario Citroni
Negli studi sulle civiltà antiche si registra un rinnovato interesse per i problemi di confronto tra culture in parte riconducibile alla nuova attenzione per le problematiche di interazione tra culture suscitata dall'esperienza contemporanea della multiculturalità.
La realtà bilingue della cultura imperiale è oggi molto meglio conosciuta e sembra pertanto opportuno sottoporre ad ampio riesame i testi letterari latini di cui non è stata adeguatamente sfruttata la capacità di dare testimonianza della convivenza tra la cultura romana e la cultura greca nelle diverse età. Tanto più che attraverso la voce degli autori è possibile ricostruire l'evoluzione dell'atteggiamento dei ceti intellettuali rispetto alla cultura greca e, più in generale, rispetto al processo di integrazione tra culture al quale essi partecipavano.
La ricerca prenderà in esame i diversi aspetti della cultura romana improntati a modelli greci, dalle pratiche intellettuali al costume privato, dalle cerimonie ufficiali alle iniziative urbanistiche e monumentali pubbliche, e sottoporrà a verifica la tesi del raggiungimento in età flavia di una coscienza di una cultura unitaria bilingue.


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